Andrea De Marchi è un batterista professionista, percussionista classico e contemporaneo, insegnante, tecnico del suono e produttore musicale, con base a Treviso 🥁🎧🎶.
Ci sono esercizi che, sulla carta, sembrano semplicemente una sequenza di note da studiare. Poi inizi a suonarli e ti rendi conto che dietro quelle note c’è molto di più.
“The Magic Hour” di Daniel Bédard è uno di questi.
Ho deciso di registrare questo solo affrontandolo in 5/4, a 120 BPM, cercando non soltanto di eseguire correttamente le figure ritmiche, ma soprattutto di mantenere fluidità, controllo, precisione e musicalità all’interno di una metrica dispari.
Il risultato è il video che trovate qui sotto.
🎬 Guarda il video
Perché il 5/4?
Il 5/4 è una delle prime metriche dispari con cui un batterista può iniziare a confrontarsi seriamente.
A prima vista sembra semplicemente un 4/4 con un movimento in più, ma il vero problema non è contare fino a cinque.
Il punto è sentire il metro.
Un 5/4 può essere organizzato in diversi modi. Una delle suddivisioni più naturali è 3+2, oppure 2+3.
Ed è proprio questa organizzazione interna che permette di trasformare una semplice successione di cinque quarti in una frase musicale con una precisa direzione.
Quando si studia un solo in 5/4, quindi, non basta sapere dove cadono le note.
Bisogna sapere dove si trova il ciclo.
Il rischio, soprattutto aumentando la velocità, è quello di perdere la percezione del primo movimento e di trasformare il 5/4 in una sorta di 4/4 “zoppicante”.
L’obiettivo dello studio è invece riuscire a mantenere costantemente la sensazione del 5, anche quando le figure diventano più articolate.
120 BPM: velocità, ma soprattutto controllo
Per questa registrazione ho scelto un tempo di 120 BPM.
Non è una velocità estrema, ma è sufficientemente sostenuta da rendere immediatamente evidenti eventuali problemi di precisione.
A questo tempo ogni piccolo anticipo o ritardo diventa percepibile.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che trovo più interessanti nello studio con il metronomo: quando il tempo è stabile, è molto più facile capire se siamo noi a stare realmente “dentro” il beat oppure se stiamo semplicemente inseguendo il metronomo.
Nel 5/4 questo aspetto diventa ancora più importante.
La metrica dispari deve rimanere presente anche quando la frase ritmica sembra portarci altrove.
Studiare il solo, non semplicemente “suonare le note”
Uno dei motivi per cui mi piace lavorare su questo tipo di materiale è che un solo scritto può essere affrontato a diversi livelli.
Il primo livello è naturalmente quello tecnico: note, sticking, coordinazione e precisione.
Ma una volta superato questo livello, arriva la parte più interessante.
Bisogna cercare di capire come respirano le frasi.
Dove inizia una figura?
Dove termina?
Qual è il punto di arrivo?
Quali accenti fanno percepire la struttura?
E soprattutto: come faccio a far suonare musicale una frase che, se studiata meccanicamente, rischia di diventare soltanto un esercizio?
Per me è proprio qui che uno studio di batteria diventa realmente interessante.
Il Prologix Red Storm 12″
Per la registrazione ho utilizzato il mio Prologix Red Storm da 12″.

Il pad è perfetto per questo tipo di lavoro perché permette di concentrarsi completamente sulla meccanica delle mani e sulla qualità dell’esecuzione, senza avere il volume e la risposta di un vero set di batteria a influenzare lo studio.
Lavorare su un practice pad significa anche essere molto onesti con se stessi.
Non ci sono crash, tom o grancassa che possano “nascondere” una piccola imprecisione.
Rimangono le mani, il tempo e il suono.
Ed è proprio questo che rende il pad uno strumento di studio così efficace.
Vic Firth 55A
Per questo solo ho utilizzato le mie Vic Firth 55A.
Sono bacchette che uso molto volentieri per questo tipo di lavoro perché permettono di avere un buon equilibrio tra controllo, articolazione e risposta.
Quando si studiano frasi complesse, soprattutto a una certa velocità, la bacchetta diventa parte integrante della tecnica.
Peso, diametro, rebound e impugnatura influenzano inevitabilmente il modo in cui affrontiamo la frase.
Per questo trovo importante non considerare la scelta della bacchetta come un dettaglio secondario.
Il vero obiettivo: mantenere il groove
La difficoltà maggiore di un solo in 5/4 non è necessariamente la complessità delle singole figure.
È riuscire a mantenere un senso di groove anche all’interno di una metrica irregolare.
Il 5/4 non deve necessariamente suonare “strano”.
Anzi, quando è eseguito con sufficiente controllo può diventare estremamente naturale.
La suddivisione deve diventare talmente interiorizzata da non dover più pensare continuamente:
1-2-3-4-5…
A quel punto possiamo iniziare a pensare alla frase, alla dinamica, agli accenti e alla musica.
È probabilmente questo il passaggio più importante nello studio delle metriche dispari: dal conteggio alla percezione.
Un esercizio utile anche oltre il 5/4
Il lavoro su The Magic Hour non è utile soltanto per imparare a suonare un determinato solo.
La pratica di una metrica come il 5/4 sviluppa una serie di capacità che possono essere trasferite a moltissimi altri contesti musicali:
- controllo del tempo;
- indipendenza;
- coordinazione;
- precisione degli accenti;
- capacità di suddividere mentalmente il beat;
- fraseggio;
- controllo dinamico;
- consapevolezza della struttura musicale.
Una volta interiorizzato questo tipo di approccio, diventa più facile affrontare anche 7/8, 9/8, 11/8 e altre metriche meno convenzionali.
Il vero obiettivo non è quindi “saper suonare in 5/4”.
È imparare a sentire e controllare il tempo, anche quando la struttura non è quella familiare del 4/4.
Un altro piccolo passo nello studio della batteria
Mi piace utilizzare questo tipo di esercizi anche perché rappresentano una fotografia del proprio percorso.
Registrare un solo significa mettersi davanti a un microfono e, inevitabilmente, confrontarsi con quello che realmente si riesce a suonare.
Il metronomo non perdona.
Il video non perdona.
E il pad non perdona. 😄
Ma è proprio questo il bello.
Ogni registrazione permette di ascoltare quello che funziona e quello che può essere migliorato.
E, alla fine, è questo che cerco nello studio: non semplicemente suonare più note, ma suonarle meglio, con maggiore consapevolezza e musicalità.
🎧 The Magic Hour – Daniel Bédard
Solo di tamburo in 5/4
Tempo: 120 BPM
Practice Pad: Prologix Red Storm 12″
Drumsticks: Vic Firth 55A
Buon ascolto e buon lavoro a tutti i batteristi! 🥁
Se state studiando il 5/4, provate a non limitarvi a contare i cinque quarti: cercate di sentire la suddivisione interna e trasformarla in groove.
È lì che il 5/4 comincia davvero a diventare musica.
